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Klaus Allofs

Tra due pini, ora quelli a sud ora quelli a ovest della piazzetta (dipendeva dalle auto parcheggiate) giocavamo con il super tele, in due, a fare improbabili tornei telecronacizzati.

I nostri eroi erano presi dagli album delle figu. Ovviamente c’era la Juve degli anni 80, quella che amo di più, con due monumenti della storia, non solo dello sport, come Gaetano e come Michel (di lui, la più bella foto sportiva di sempre, l’estrema sintesi di cosa sia la Juve, dopo il goal annullato in finale intercontinentale).

Gli album più importanti, ovviamente, erano quelli dei mondiali. Lì trovavamo nomi di giocatori improbabili che avrebbero fatto azioni improbabili. Pessime, peraltro, perché il calcio non era proprio il nostro forte. Avevamo, non so perché, una certa predilezione per la Germania (che pure, causa Amburgo, mi stava particolarmente sulle balle).

Le azioni erano quasi sempre iniziate da Pierre Littbarski. Uno nato a Berlino Ovest, sarà stato quello che mi affascinava. O che era del 1 FC Koln, e a me piaceva, una squadra che iniziava con 1 FC. Ma quando aveva scartato tutte le difese, compresa quella temibilissima ai miei occhi del Portogallo dell’84, per cui in un volgare mix di posizioni dribblava prima Joao Pinto, poi Frasco e all’ultimo il baluardo, Diamantino, Littbarski era sempre spompo. E poi dai, non è che si possa far fare goal a Littbarski. Cioè, ma può mai essere che Bento si sarebbe fatto fare goal da Littbarski? Allora Pierre correva, da solo, contro fantasmi portoghesi, si allontanava dai due pini, poi crossava nel mezzo.

Di lì passava Klaus Allofs.

Klaus Allofs non faceva mai una mazza. Non randellava Jaime Pacheco. Non litigava con Eurico. Klaus Allofs stava lì, tra un’Alfasud Verde e una Ritmo e aspettava Pierre Littbarski.

Klaus Allofs è l’eroe inconsapevole, un eroe onomatopeico.

La palla arrivava e lui, “Allofs”, la buttava dentro.





#epicarie è la rubrica a tema sportivo a cura di Davide Genta




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